martedì 31 marzo 2015
Professione fashion blogger, sempre più influencerC’era una volta il giornalista di moda, l’esperto. Poi, con l’avvento del web 2.0, è arrivato il fashion blogger, in apparenza e in origine un semplice appassionato, senza specifiche competenze. Ma l’apparenza, spesso, inganna e così assistiamo oggi all’evoluzione e al consolidamento di una figura professionale specifica e complessa, accostata più che al giornalista in senso stretto a un influencer tout court.
La copertina del libro di Giulia Rossi
Dopo aver ripercorso gli approcci alla moda dei principali filosofi e sociologi, l’autrice Giulia Rossi, nel suo ultimo libro edito da Pendragon 'Fashion blogger, new dandy? Comunicare la moda online' descrive nel dettaglio il fashion blog nelle sue principali tipologie, illustrandone gli esempi e confrontando questo nuovo strumento con i mass media tradizionali, per poi analizzare la figura del fashion blogger e le principali tendenze della comunicazione online della moda.
Una panoramica completa sull’evoluzione contemporanea di uno dei fenomeni più pervasivi e influenti dei nostri tempi: per comprendere come la moda, intesa come spinta all’uniformità e nello stesso tempo motore di creatività e distinzione, sappia essere anche un importante fattore di mutamento e una lente straordinaria con cui leggere la società nel suo complesso, come sottolineato nella prefazione del professor Mario Morcellini, pro rettore alle Comunicazioni istituzionali e direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma.
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Gonna
Abbiamo diversi modelli di gonna .
La Gonna a Pieghe
Diventa di moda già nel xv secolo, quando viene indossata dal duca di Borgogna Filippo il Buono.
Si preferisce un tessuto morbido e che tenga la stiratura,e cucire la piega almeno fino all'altezza del bacino per evitare di sembrare la shilouette poco aggraziata.
E poi la gonna plissè(pieghe a fisarmonica)
A cannoncino(pieghe baciate)
Con piega a spacco(piega aperta nella parte finale)
Gonna a tubino
Grace Kelly,Kim Novak protagoniste dei film di Hitchcock danno alla gonna a tubino la popolarità e la indossa con tacchi a spillo
vertiginosi.
E' un modello diritto e se ha uno spacco diventa anche più comoda.
La Minigonna
E' una gonna molto corta ,sportiva va portata con un paio di scarpe da tennis, un pò più bon ton con calzamagla e ballerine
Creata e presentata a Parigi nel 1964 da Mary Quant è una gonna che fa parte della rivolta femminile degli anni 70.
Gonna a portafoglio.
E' un modello molto comodo sia da indossare che da portare,generalmente abbottonata davanti o dietro.
Gonna a 4/6/ o 8 teli
Di linea svasata ha teli che seguono il corpo per poi svasare leggermente verso il fondo.
Gonna Drappeggiata
Di forma molto elegante ha un'arricciatura morbida he segue le forme del bacino,modello consigliato in tessuti morbidi.
Gonna Pantalone
Sotto al modello di gonna a tubino con sfondo piega davanti e dietro si nasconde la forma del pantalone che la rende una gonna pratica per salire in moto e perchè no anche a cavallo.
Kilt
Molti stilisti e personaggi celenbri hanno amato la gonna a kilt
( una gonna a pieghe che si apre a portafoglio sul davanti e viene chiusa al fondo da uno spillone decorativo).
Ma il kilt era un abito della tradizione scozzese del
SECOLO XVIII che ancora viene indossata.
Gonna sbieca
Modello tagliato nella parte obliqua del tessuto,ha una resa morbida.
www.diariodiunatelier.blogspot.it

ECCOCI con il lavoretto dei vostri bambini per Pasqua
Date la forma che volte ai vostri pulcini,più buffi sono piùsono carini...
ricordate? serviva; pannolenci colorato,forbici,colla per tessuto,lana,ago per lavorare la lana,nastrino colorato e interno per riepire (possono essere riempiti anche con piccoli pezzetti in avanzo di stoffa.
...dopo aver tagliato le varie forme dei pulcini e di mamma Gallina..unite le parti piu piccolo con una colla per tessuto(occhi,Becco..)
iinserite la stoffa per riempirli
sistemate il nastrino ,la crestina e le ali
poi con un piccolo punto in avanti fermate la parte sopra con quella sotto e chiudete con un punto indietro tutto il lavoro
e BUONA PASQUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!:)
Date la forma che volte ai vostri pulcini,più buffi sono piùsono carini...
ricordate? serviva; pannolenci colorato,forbici,colla per tessuto,lana,ago per lavorare la lana,nastrino colorato e interno per riepire (possono essere riempiti anche con piccoli pezzetti in avanzo di stoffa.
...dopo aver tagliato le varie forme dei pulcini e di mamma Gallina..unite le parti piu piccolo con una colla per tessuto(occhi,Becco..)
iinserite la stoffa per riempirli
sistemate il nastrino ,la crestina e le ali

e BUONA PASQUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!:)
lunedì 30 marzo 2015
domenica 29 marzo 2015
I SARTI
I manuali di taglio e sartoria si svilupparono con una certa lentezza, soprattutto quando, dal XIV secolo in poi, si cominciarono a creare abiti aderenti al corpo. Il Garzoni, nel suo libro su tutte le professioni del mondo edito a Venezia nel 1585, dice esplicitamente che un buon sarto deve saper fare di tutto, per soddisfare ogni necessità della sua clientela. Quello del sarto non era quindi un mestiere indipendente, bensì era un servitore delle grandi signorie: viveva e lavorava presso la corte di un signore, che poteva anche scegliere di "prestarlo" a parenti o amici. La retribuzione per l'operato si aggirava intorno al 10% della spesa del tessuto. Era una professione preclusa alle donne, che come sarte avevano compiti minori o si applicavano maggiormente al telaio e al ricamo. Non esistevano le taglie, quindi ogni vestito era un pezzo unico, realizzato su misura del cliente. Le unità di misura erano variabili; a Venezia erano in uso i brazzi: da seda, che corrispondeva a 63,8 cm, e da lana, 67,3 cm.
I manuali di taglio e sartoria si svilupparono con una certa lentezza, soprattutto quando, dal XIV secolo in poi, si cominciarono a creare abiti aderenti al corpo. Il Garzoni, nel suo libro su tutte le professioni del mondo edito a Venezia nel 1585, dice esplicitamente che un buon sarto deve saper fare di tutto, per soddisfare ogni necessità della sua clientela. Quello del sarto non era quindi un mestiere indipendente, bensì era un servitore delle grandi signorie: viveva e lavorava presso la corte di un signore, che poteva anche scegliere di "prestarlo" a parenti o amici. La retribuzione per l'operato si aggirava intorno al 10% della spesa del tessuto. Era una professione preclusa alle donne, che come sarte avevano compiti minori o si applicavano maggiormente al telaio e al ricamo. Non esistevano le taglie, quindi ogni vestito era un pezzo unico, realizzato su misura del cliente. Le unità di misura erano variabili; a Venezia erano in uso i brazzi: da seda, che corrispondeva a 63,8 cm, e da lana, 67,3 cm.
Anche alcuni artisti, come Giotto e Antonio del Pollaiolo crearono
modelli di abiti e tessuti. La famosa sarta della regina di Francia
Maria Antonietta, Rose Bertin, pur creando sontuose toilettes per la
regina, non poteva ancora definirsi stilista. Per fare un esempio una
sarta non poteva comperare direttamente il tessuto, che era venduto
esclusivamente dal fabbricante. Dopo la rivoluzione francese la
Convenzione abolì le corporazioni e le regole rigide e minuziose che vi
erano applicate, stabilendo che ognuno poteva vestirsi come gli pareva.
Il decreto nasceva per l'odio contro le leggi suntuarie che erano ormai
diventate uno spartiacque tra l'abito dell'aristocrazia e quello della
borghesia, a cui erano proibiti molti oggetti di lusso. Dopo di allora
il sarto fu completamente libero di esprimere la sua creatività.
info wikipedia
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